Accogliere la gioia è facile, ma cosa succede quando bussano alla porta tristezza, rabbia o paura? In questo Cosa significa davvero essere “sensibili”? In un mondo che corre e che spesso premia la durezza, chi sente “troppo” può percepire la propria natura come un sovraccarico invisibile. In questo nuovo appuntamento con ThinkYoga, esploriamo come la sensibilità non sia affatto una fragilità da nascondere, ma un modo profondo e diretto di percepire la realtà.
Questa riflessione chiude idealmente il percorso che abbiamo tracciato insieme nelle scorse settimane. Dopo aver imparato a distinguere la nostra identità dalle tempeste emotive, comprendendo che noi non siamo la nostra emozione, abbiamo affrontato il coraggio di abitare le emozioni più difficili come la rabbia o la tristezza, scoprendo che proprio in quell’ascolto si nasconde una maturità interiore preziosa.
Oggi facciamo un passo ulteriore: impariamo a onorare quella “pelle sottile” che ci permette di sentire l’atmosfera di un luogo o il silenzio di uno sguardo. Secondo il Metodo Sagar Yoga®, il segreto non è sentire meno, ma costruire radici così profonde da trasformare la sensibilità in una guida silenziosa anziché in un peso.
In questo episodio scoprirai:
Pratica di Centratura: una sessione dedicata a chi si sente vulnerabile, per tornare a percepire il corpo come una casa sicura e accogliente.
La natura del “sentire troppo”: perché il tuo sistema percettivo è naturalmente più aperto e come smettere di considerarlo un problema.
Stabilità e Radicamento: l’importanza di avere un “centro” per non disperdersi tra le richieste e le tensioni del mondo esterno.
“Lo yoga non ci chiede di spegnere la nostra sensibilità, ma di incarnarla con forza, affinché la vita smetta di essere ‘troppo’ e diventi un modo autentico di abitare il presente.”
Lorenza Ferraguti.



















